L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: "Quella ricerca del traino in qualifica"

- Anche in MotoGP si allarga a macchia d'olio l'attesa del treno giusto, così inestetica e potenzialmente pericolosa. Marc Marquez, lo capiamo dopo la vittoria al Sachsenring, lo ha fatto con metodo alla ricerca degli automatismi; Rossi invece "sfrutta" gli amici. E Spencer...
Nico Cereghini: Quella ricerca del traino in qualifica

Ciao a tutti! Non è bello vedere i più forti piloti del mondo comportarsi come ragazzini. Succede sempre più spesso in MotoGP: vedi molti piloti che girano lentamente, aspettano il collega più veloce del momento, cercano il traino giusto. Come fanno da troppo tempo i ragazzini della Moto3.

Perché lo fanno? Lo ha spiegato bene Alex De Angelis nella diretta di sabato sera con Zam. L'equilibrio nella classe top oggi è massimo, due decimi fanno la differenza tra la prima o la terza fila, le gare si decidono in gran parte sulla griglia e avere davanti un riferimento di alto livello aiuta: freni due metri più avanti, provi a girare un po' più stretto, anticipi di un pelo l'apertura del gas... In Moto3, a ispirare questi tatticismi è soltanto la ricerca della scia sul dritto, qui no. Anche se quei tre o quattro chilometri all'ora in più, aggiunge Alex, fanno comunque comodo.

Il risultato? Piloti che viaggiano a velocità molto diverse e su linee troppo spesso vicinissime: una situazione potenzialmente pericolosa come dicono del resto anche i "vaffa" e i gestacci reciproci. E in seconda battuta uno spettacolo piuttosto indecoroso e addirittura un incentivo per gli indisciplinati pilotini della classe più piccola. Se lo fanno i grandi...

L'esempio conta. E certamente colpisce il fatto che a decretare il definitivo sdoganamento di questa "procedura succhiaruota" siano stati due grandissimi. Il primo è il Marc Marquez in difficoltà al rientro 2021, che pur di guadagnare qualche decimo nelle qualifiche ha ingoiato addirittura l'orgoglio, buttandosi platealmente nelle scie favorevoli. Fu clamorosa la marcatura a uomo che al Mugello fece su Vinales, ma oggi, dopo la storica vittoria del Sachsenring, possiamo dire che Marc cercava soprattutto di ritrovare gli automatismi della guida. E ce l'ha fatta.

E l'altro è Valentino Rossi, naturalmente: immerso in difficoltà differenti da quelle del rivale numero 93, ma ugualmente molto interessato a migliorare la sua prestazione. Però il Dottore ha un grande vantaggio: ha tanti amici disposti a tirarlo. Quest'anno lo abbiamo visto al gancio di Franco Morbidelli, del fratello Luca, lo abbiamo visto persino al traino di Pecco Bagnaia, che guida una Ducati ufficiale ma gli è affezionato e poi è un pilota della sua Accademy. 

Gli amici contano, insomma. Eccome se contano. Resta però questa moderna e così inestetica consuetudine: l'aiutino in qualifica. Una volta i piloti erano gente più orgogliosa, verrebbe da dire. E forse non è un caso se uno come Freddie Spencer, che ai suoi tempi si sarebbe ben guardato da farsi tirare e adesso deve decidere come uscire da questa situazione, non sa che pesci pigliare.

  • Pacco1198, Genova (GE)

    gdn1963 quindi avendomi dietro non avresti il solo timore del furto della "salamella"...??
    ... e poi chi l'avrebbe mai detto che ci fossero tante "analogie" tra "salamelle e scie"...?

    Campiglio-1956 anche tu puoi star tranquillo, con i Rossisti in giro è difficile che avanzi abbastanza gutturnio per poter bagnare gli specchi...

    Se poi lo abbini con la salamella di Gdn... La cuoce benissimo, prova a stargli in scia mentre la griglia... :-) :-)
  • Pacco1198, Genova (GE)

    L'antiRossismo è un fenomeno fantastico.
    seguire la scia di uno consenziente, secondo gli anti, è uguale a quanto accaduto tra marquez e Vinales.
    Tutti ricordano tutto ma io non ricordo Rossi fare il pagliaccio per attaccarsi alla scia di qualcuno.
    Avete già la attuale mancanza di perfomance di Valentino da usare ma dovete attaccarvi a specchi scivolosi alterati dalla vostra fantasia galoppante omettendo particolari basilari pur di dare contro.
    Fantastico.
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